Ridere (come mangiare, sorridere, sbadigliare) aiuta a sincronizzarsi e favorisce la sintonia del gruppo. L’importante è
ridere insieme! Con la comicità sperimentiamo un gusto dell’insolito e uso creativo dei sensi: il riso assomiglia al sogno
e alla gratificazione estetica.
Di fronte alla sofferenza, la con-doglianza o la com-passione rischiano di contribuire a imprigionare la mente nel
dolore. Ma si può ridere …della malattia? della sofferenza? della vecchiaia? della diversità? della morte? del Sacro?
della Patria? … per poterne ridere bisogna attenuare qualsiasi altra emozione (amore, odio, compassione): “il comico
esige un’anestesia momentanea del cuore”, stando però attenti a non ridere contro per non sconfinare nella
derisione. La derisione comporta un’interruzione dell’empatia nei confronti di coloro di cui si ride, anticamera
dell’esclusione e della discriminazione. Il clown può catalizzare su di sé le risate altrui e fornire al gruppo una maniera
inoffensiva di scaricare le energie derisorie.
Sul piano clinico la comicità aiuta il cuore, la circolazione e l’immunità; migliora il diabete, l’ansia e l’insonnia. Nel
contesto sanitario la modalità clown è necessario che sia compresa e condivisa con personale e pazienti, mai imposta.
È importante analizzare sempre la propria comicità, riflettendo se si è catalizzato su se stessi l’energia del riso o
piuttosto non si è messo qualcun altro in ridicolo

 

 

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